StraKult

1. “Semplice cliente”, un docufilm per una burla telefonica anni 80

«So’ Magnotta». Basta questo per evocare un’Italia sparita fisicamente ma ancora fortemente presente nella mitologia: quella delle cassette che passavano di mano in mano nei bar, nelle caserme, nelle radio libere, nelle autoradio. Era un’Italia pre-social, pre-smartphone, dove la viralità era fisica, imperfetta, domestica. Semplice Cliente, il docufilm di Alessio De Leonardis, riporta in vita la storia di Mario Magnotta, bidello dell’Aquila, uomo semplice travolto suo malgrado dallo scherzo telefonico più celebre degli anni Ottanta. Lui voleva solo una lavatrice: diventerà invece uno dei personaggi più cult della storia pop italiana.

2. Lo scherzo: la lavatrice, le chiamate, la beffa — cronaca di un mito nato per caso

La genesi della vicenda è tanto banale quanto tragica. Mario Magnotta, bidello dell’Istituto Tecnico Commerciale Luigi Rendina dell’Aquila, dopo la separazione dalla moglie — che nel 1984 lo aveva lasciato portando via con sé anche la lavatrice — si ritrovò solo, con una figlia, e con il desiderio di riavere quell’elettrodomestico, oppure di acquistarne un’altra. Wikipedia+2Liberementi+2

Due suoi ex studenti, Antonello De Dominicis e Maurizio Videtta, venuti a conoscenza di questo dettaglio — la lavatrice “portata via” dalla moglie — decidono di «giocare» con lui, dando vita a uno scherzo telefonico costruito come una farsa grottesca. magnotta.it+2Liberementi+2

Si spacciano per dipendenti di una fantomatica ditta di elettrodomestici, la “San Giorgio”: prima come dirigenti, poi come ragionieri di una rivendita (la “Cinque Imperia”), sostenendo che al momento dell’acquisto, nel 1981, Magnotta avrebbe firmato un contratto con clausole assurde — obbligo di permuta dell’elettrodomestico ogni due o tre anni, acquisto obbligato di altri elettrodomestici, penali, oneri aggiuntivi. Liberementi+2magnotta.it+2

Le telefonate iniziano come semplici richieste, ma ben presto degenerano in minacce, pressioni continue, insistenze serrate. I due interlocutori cambiano fisionomia ad ogni chiamata: capo del personale, ragionieri, rivenditori, rappresentanti. Il gioco dura oltre un mese. Poi — negli ultimi giorni — registrano quattro telefonate decisive. Nella data divenuta leggendaria, 16 settembre 1987, la farsa esplode: Magnotta perde la pazienza, la rabbia prende il sopravvento, e la sua voce si carica di un furore autentico. Urla, imprecazioni in dialetto aquilano, bestemmie; momenti di disperazione che diventano comici solo per chi ascolta dopo. Il culmine: «Veramente m’iscrivo ai terroristi!». ilGiornale.it+3Wikipedia+3Orizzonte Scuola Notizie+3

È un’esplosione contenuta per troppo tempo: in ogni chiamata successiva si alza l’assurdità della richiesta, la pressione psicologica, la beffa. Magnotta non capisce più dove finisce la ragione e dove comincia la truffa immateriale di voci. Si arrabbia perché sente di essere ingannato, preso in giro — non solo come cliente, ma come persona. Ed è questa tensione reale che rende le registrazioni qualcosa di crudele e insieme tragicamente divertente.

Ma la burla non resta isolata: le ultime quattro registrazioni vengono duplicate, incise su audiocassette, e passate di mano in mano, da amici a conoscenti, da bar a caserme, da autoradio a radio libere. Un passaparola fisico e clandestino che — senza televisione, senza internet — raggiunge tutto il centro Italia. La leggenda vuole che una di quelle cassette arrivi perfino sulla barca dell’Avvocato Gianni Agnelli. mescalitofilm.com+2Il Post+2

In breve tempo, quelle telefonate diventano fenomeno culturale: una risata collettiva, un rito. E Magnotta, ancora ignaro del come e del quanto, è già vittima e protagonista allo stesso tempo di un’icona involontaria.

3. il cinismo di ridere su una storia triste

Come commenta il critico Marco Giusti su Dagospia: «“So’ Magnotta”. Ridi subito. Incredibile, dopo quasi quarant’anni». Ma Giusti va oltre: «Con noi ride una generazione cresciuta, prima dei social, con gli scherzi telefonici». la Repubblica+1

E prosegue con una nota di pietà e consapevolezza: «Era brutto ridere di un poveraccio che finiva nello scherzo quasi per disperazione». la Repubblica

Perché la verità è che Magnotta non era un buffone: era un uomo vulnerabile, solo, con una figlia da crescere, che si trovò nel mezzo di una burla feroce. Alessio De Leonardis, regista del doc, lo ha capito bene, e ha voluto raccontare non l’icona ma l’uomo. «La parola stessa: semplicità», dice, «mi colpiva proprio per l’opposto di tutto quello che oggi è artificiale. Magnotta si è mostrato sempre per quello che era, e la gente lo ha amato per questo». The HotCorn+1

Nel doc, emerge anche la voce di Romina Magnotta, sua figlia, che dopo anni rompe il silenzio: «La gente rideva di mio padre. Io non ridevo». Un pezzo di verità dolorosa, nascosta sotto la leggerezza del mito.

4. L’improvvisa celebrita’ e poi il ritorno nell’oblio e nella solitudine

Quel telefono che squillava, quegli insulti, quelle bestemmie — tutto quel rumore non rimase confinato nei quartieri dell’Aquila. Le cassette giravano da mano a mano, da cassette a cassette, e presto Magnotta divenne “il bidello più famoso d’Italia”. Radio libere, discoteche, club, locali: tutti volevano ascoltare la voce corrosiva di quel bidello arrabbiato. Arrivarono proposte di ospitate, inviti in trasmissioni, come testimoniano le sue apparizioni su tv locali e show come I fatti vostri. Wikipedia+2il Centro+2

Il suo nome entrò nel folklore, nella cultura popolare di fine anni ’80 e primi ’90: canzoni campionate, citazioni, imitazioni, remix, serate in discoteca, risate condivise su scala nazionale. Ma l’effetto fu ambivalente: celebrità e scherno, riso e pietà, fama e derisione. Un paradosso che lo segnò profondamente.

Col tempo, l’interesse scemò. Altri scherzi, altre beffe, altre telefonate: la storia precipitò verso un oblio parziale. La vita reale — divorzi, solitudine, lavoro, problemi – riprese il sopravvento. Magnotta morì nel 2009, all’età di 66 anni. Wikipedia+2Wikipedia+2

Ma quelle voci non morirono: le cassette finirono su internet, relative clip su YouTube, e la leggenda divenne immortale, attraversando generazioni.

5. Il regista che ha voluto ridare vita a una voce

Alessio De Leonardis è nato a Roma il 12 febbraio 1982: ha dunque 43 anni. MyMovies+1 Cresciuto nella periferia romana, nei quartieri di La Rustica e Colle Prenestino, si è appassionato al cinema fin da bambino. Dopo alcuni studi al D.A.M.S., ha scelto di dedicarsi alla regia cinematografica. Wikipedia+1

Ha iniziato come assistente e aiuto regista, lavorando tra gli altri con nomi importanti come Marco Risi e Gabriele Mainetti. Wikipedia+1 Il suo esordio da regista avvenne nel 2006 con il cortometraggio Boomerang, vincitore di alcuni festival nazionali. Cinema Italiano Negli ultimi anni ha alternato videoclip, documentari e fiction: nel 2021 ha scritto e diretto il film Ghiaccio, in collaborazione con il cantautore Fabrizio Moro. Wikipedia+1

Con Semplice Cliente, De Leonardis firma quello che — se non il suo primo film vero e proprio — è senza dubbio il lavoro più intimo e personale: un docufilm che cerca di restituire voce e dignità a un uomo ridotto a voce, a leggenda, a meme. Come ha dichiarato: «La parola stessa: semplicità mi colpiva… la sua inconsapevolezza era la sua forza». The HotCorn+1

In un’Italia che oggi corre sugli algoritmi, De Leonardis prova a fermarsi, a riavvolgere il nastro, a chiedere: cosa resta, davvero, di chi ridevamo? E chi ha il coraggio di raccontarlo?

6. dalle risate all’amarezza, chi era davvero mario magnotta?

Semplice Cliente non è nostalgia, non è revival da bar. È intento etico: riportare una storia individuale nella sua umanità, restituire dignità a un essere umano. Un uomo che non voleva essere mito, ma solo avere una lavatrice. Un uomo che si è trovato al centro di qualcosa di più grande di lui, e che ha pagato il prezzo della derisione collettiva.

Perché oggi, quarant’anni dopo, quella risata — che all’epoca sembrava innocente o “goliardica” — suona diversa. Ha il sapore amaro della crudeltà involontaria, della disuguaglianza sociale, della fragilità amplificata. E Semplice Cliente ce lo ricorda: dietro la risata, c’è sempre un volto. E una storia da rispettare.

Chiudi gli occhi, ascolta ancora la voce che squilla: senti il dialetto, la rabbia, il vissuto. E immagina: un uomo solo, una lavatrice venduta e ripresa, due ragazzi con una cassetta, e l’Italia che rideva. Ma anche l’Italia che ascoltava. Solo così potremo dire davvero di aver capito chi è stato Mario Magnotta.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *